E’ stato dedicato a Pietro Besi, il popolare “Zillone” il Palazzetto dello Sport di Sansepolcro, nella giornata odierna. Sabato 24 gennaio sarà un momento per Sansepolcro. Il pugilato e Pietro Besi ne andranno sicuramente fieri. Tanti i personaggi intervenuti e il sindaco Fabrizio Innocenti lo ha ricordato in un modo che tutti ne vanno fieri. Presente la moglie Silvana Bozzi, che l’amico e collega Caludio Roselli ha Presentato in un palazzetto gremito: tanti gli amici, le associazioni storiche e recenti, ma in particolare l’ex campione d’Italia dei superwelter Adriano Nicchi che, accompagnato dal padre Sante, ha illustrato la grande amicizia con Pietro Besi ed è stato proprio il padre ad annunciare che sarà dedicato a Pietro un Memorial pugilistico da tenersi nell’impianto biturgense. Il Palazzetto dello Sport di Sansepolcro ne ha viste tante, dalla serie A di pallavolo, al basket, dal pugilato allo sport in generale e da quest’anno è stato intitolato a Pietro Besi e, per i tanti suoi amici diventerà soprattutto il PalaZillone, in omaggio al pugile professionista dei pesi massimi che ha dato lustro alla sua città soprattutto negli anni ‘60. Dopo l’ok unanime in consiglio comunale alla proposta che ha avuto in Michele Del Bolgia, Marcello Meozzi e Lucio Zanelli i suoi principali promotori, si procede con quello che è stato il primo atto con l’apposizione della targa. Come noto, a fine stagione agonistica – quindi in giugno – la struttura verrà sottoposta a una serie di interventi di riqualificazione che non la renderanno funzionale per un lungo periodo, per cui è stato intanto deciso di assegnare la denominazione ufficiale all’impianto, inaugurato proprio 40 anni fa – era il 1986, struttura che ha ospitato eventi di assoluto livello: la final four di Coppa Cev di pallavolo nel 2001, due gare dei quarti di finale della Coppa Italia di A1 maschile nel 2005 e le partite interne nella massima serie dell’Altotevere Città di Castello nella stagione 2014/’15, più l’All Star femminile. Anche nel basket, i quadrangolari con squadre di A e il torneo giovanile “Decio Scuri”; nel pugilato – lo sport di Zillone – il match per il titolo europeo dei pesi superleggeri che vide trionfare l’aretino Efrem Calamati nell’agosto del 1989 e poi tante edizioni dei campionati italiani di ballo, che riempivano letteralmente gli spalti che contengono 2.000 persone. Anche la passione e l’interesse che nutriva verso le discipline agonistiche sono stati causali di ferro in favore della scelta di Pietro Besi, morto il 13 aprile del 2024 a quasi 84 anni. In un secondo tempo, a palasport risistemato, si provvederà a inserire il memorial pugilistico, annunciato da Sante Nicchi che ricorderà il popolare “Zillone”. Accomunando alla sua figura quella del professor Pellico Barbagli, maestro di sport a Sansepolcro, al quale è intitolato il piazzale antistante e nella cui palestra proprio Besi svolgeva la preparazione agli incontri che lo avrebbero poi promosso nell’elite nazionale dei pesi massimi. Memorabili i suoi incontri con Cassius Clay, poi Mohamed Alì, che in Pietro aveva lo sparring ideale durante la preparazione alle Olimpiadi di Roma del 1960.


















Da qualche mese Antognoni è capodelegazione della nazionale Under 21. Doverosa la domanda sui nostri giovani: “Ci sono buone potenzialità ma gli allenatori di club devono avere il coraggio di schierarli. Perché arrivati ad una certa soglia di età se ne vanno magari all’estero e rischiamo di perderli”. Restando all’attuale concorda che nel nostro massimo campionato di quest’anno non ci sarà, come nei tempi recenti, una squadra che staccherà nettamente la seconda e le altre: “Ci sarà grande equilibrio; come rosa probabilmente l’Inter continua a farsi preferire ma gli impegni europei la potrebbero condizionare; sono molto curioso di capire se il Napoli sarà in grado di arrivare fino in fondo, con questo Conte capace di trasformare in positivo le squadre che allena”. Giancarlo ha dovuto pagare un pesante dazio per gravissimi infortuni in carriera: nel1981 lo scontro con il portiere Martina che, colpendolo alla testa, lo lasciò esanime a terra e solo il pronto intervento dei sanitari della Fiorentina riuscì a salvargli la vita; e la doppia frattura scomposta di tibia e perone nel 1984 che lo tenne lontano dai campi da gioco per 21 mesi; ancora, l’infortunio in semifinale, sempre al mondiale del 1982 che gli impedì di giocare la finale contro la Germania. Nella motivazione del premio sono emerse tutta la sua grande classe, certo, ma anche le peculiarità che gli hanno permesso di superare i momenti difficili e che molto lo hanno accostato ad Alessandro Mazzinghi: la forza, il coraggio, la determinazione. In più, nell’occasione per coloro che ancora non lo conoscevano nel privato, Antognoni ha messo in risalto due qualità che non possono che rafforzarne la figura di grande persona, oltre che di predestinato del calcio: la disponibilità e la simpatia.



