I dittatori ci sono sempre.

Parliamo di sport, ma anche di altro.
Di dittatori ne è stato e ne sarà pieno il mondo. Una carrellata per vederli più da vicino.
POL POT: (comunismo). 1975-1979. Considerato uno dei più spietati dittatori del novecento, fu diretto ispiratore e responsabile della tortura e del massacro stimato di circa un milione e mezzo di persone. In totale circa un terzo della popolazione cambogiana perse la vita nel periodo tra il 1975 e il 1979, in quello che è noto come genocidio cambogiano.
ADOLF HITLER: (nazismo). 1933-1945. Responsabile della morte di milioni di persone, Hitler fu propugnatore di un’ideologia nazionalista e razzista, nonché di una politica di discriminazione e sterminio che colpì vari gruppi etnici, politici e in particolar modo, gli ebrei. Segregati sin dal 1933 dalla vita sociale ed economica del Paese, gli ebrei e le altre minoranze furono oggetto dal 1941 di un piano d’internamento e sterminio noto con il nome di soluzione finale, al quale ci si è riferiti sin dall’immediato dopoguerra con il termine di Shoah o Olocausto.
IOSIF STALIN (comunismo) 1941-1953. Prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica i ricercatori che hanno tentato di determinare il numero di persone uccise sotto il regime di Stalin hanno prodotto stime che vanno dai 3 ai 60 milioni di individui. Lo scrittore russo Vadim Erlikman, ha formulato le seguenti stime: esecuzioni: 1,5 milioni; gulag: 5 milioni; deportazioni: 1,7 milioni su 7,5 milioni di deportati; prigionieri di guerra e civili tedeschi: 1 milione; per un totale di circa 9 milioni di vittime conseguenti alla repressione. Stalin rivestì un ruolo fondamentale nella lotta contro il nazismo e nella sconfitta di Adolf Hitler. Quando Stalin morì, Palmiro Togliatti, capo del Partito Comunista Italiano, affermò:

“Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell’azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano”

Il socialista Sandro Pertini lo commemorò in parlamento in qualità di capogruppo del suo partito:

“Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L’ultima sua parola è stata di pace.  Si resta stupiti per la grandezza di questa figura che la morte pone nella sua giusta luce. Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto.”

MAO TSE-TUNG (comunismo) 1945-1976. Le stime del numero di vittime totali del periodo 1949-1976 sono molto discordanti tra loro, variano da 20 a 80 milioni: comprendono da 2 a 5 milioni di contadini durante il terrore della riforma agraria nel 1951-1952, da 20 a 40 milioni per la carestia del 1959, alcuni milioni per i laogai e da 1 a 3 milioni per la rivoluzione culturale.
JORGE RAFAEL VIDELA (militarista-anticomunista) 1976-1981 è stato un generale e politico argentinodittatore , 42º presidente dell’Argentina tra il 1976 e 1981, durante il regime militare è stato responsabile di crimini contro l’umanità, per l’omicidio dei desaparecidos. È stato condannato a due ergastoli e 50 anni di carcere per vari crimini contro l’umanità, tra i quali l’assassinio e la tortura di oltre 30.000 persone. Scontò la pena nel carcere di Marcos Paz, durante gli ultimi anni della sua vita.
Il regime militaristaanticomunista e autoritario di Videla è stato avvicinato al fascismo.

BENITO MUSSOLINI (fascismo) 1922-1943. Colpevole di aver creato il Partito Fascista e di aver condotto al macello tanti italiani durante la II Guerra Mondiale. Il 10 marzo 1940 Mussolini accolse a Roma il ministro degli esteri tedesco  Von Ribbentrop e il successivo 18 marzo incontrò Hitler al Brennero, ricevendo da entrambi forti pressioni a entrare in guerra al fianco della Germania. Ricevette messaggi da Winston Churchill, da Papa Pio XII e da Roosevelt, che gli chiedevano di rimanere neutrale.
Di fronte agli straordinari e inaspettati successi della Germania nazista tra l’aprile e il maggio del 1940, Mussolini ritenne che gli esiti della guerra fossero oramai decisi, il 10 giugno dichiarò guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. Dopo vari anni di potere fu catturato a Dongo dai partigiani che  il 28 aprile 1945 su ordine di Leo Valiani, Lugi Longo, Emilio Sereni e Sandro Pertini lo uccisero senza processo data l’urgenza. Mussolini fu fucilato, assieme a Claretta Petacci a Giulino di Mezzegra.
Tempi e modi dell’esecuzione furono dettati anche dalla volontà di evitare interferenze da parte degli alleati, che avrebbero preferito catturare Mussolini e processarlo davanti a una corte internazionale.
JOSIP BROZ TITO: (comunismo) Leader della Jugoslavia dal 1945 al 1980. Nel marzo del 1948, Stalin richiamò tutti i consiglieri militari e gli specialisti civili presenti in Jugoslavia. Poco dopo, una lettera del Comitato Centrale sovietico iniziò a criticare le decisioni del PC jugoslavo. Allo stesso modo, i dirigenti jugoslavi vicini a Tito fecero blocco attorno a lui e quelli fedeli a Mosca furono esclusi dal Comitato Centrale e arrestati. Il Cremlino giocò l’ultima carta portando la questione davanti al Cominform, ma Tito si oppose. A questo punto il Cominform considerò il rifiuto jugoslavo come un tradimento. Escludendo la Jugoslavia dal Cominform, Stalin sperò di provocare una sollevazione nel paese. Ma ciò non avvenne e il Partito Comunista di Jugoslavia, epurato dai “cominformisti”, elesse un nuovo Comitato Centrale totalmente devoto a Tito. Si ritiene che oltre 1.072.000 Jugoslavi siano morti per colpa diretta o indiretta di Tito tra il 1944 e il 1987, inserendolo di conseguenza fra i maggiori “mega-assassini” della storia.
I massacri e le persecuzioni degli oppositori veri o presunti si susseguirono negli anni.
Gli storici imputano a Tito il massacro di Bleiburg e le stragi sommarie di decine di migliaia di domobranci sloveniustascia croati,e cetnici serbi nei mesi successivi alla fine della guerra. Oltre l’uccisione tramite le foibe di vittime italiane nel Friuli. Fu eliminato un numero imprecisato di oppositori del costituendo regime, tanto che si è detto che “alla prova dei fatti, dopo la sconfitta delle forze dell’Asse essere antifascisti ma filooccidentali esponeva a maggiori rischi che essere stati collaboratori dei fascisti”.
Il governo di Tito decise di espellere circa 150.000 tedeschi etnici (Volksdeutsche) rimasti nei territori jugoslavi dopo la fine della guerra, rispetto ai precedenti 500.000 registrati nel censimento jugoslavo del 1921. Fra la metà di ottobre del 1944 e la metà di aprile del 1945, almeno 5.800 tedeschi della Vojvodina vennero fucilati dai partigiani jugoslavi. Le donne dei villaggi subirono violenze carnali dai partigiani assieme a componenti dell’Armata Rossa. Alla fine di marzo del 1945 i tedeschi etnici ancora rimasti nel Paese vennero rinchiusi in campi di concentramento, ove la percentuale di sopravvissuti fu inferiore al 50%. A parte i 7.199 fucilati dai partigiani, 48.477 Volksdeutsche (tedeschi etnici) morirono nei campi di concentramento in Jugoslavia e 1.994 vennero deportati nei campi di lavoro in Unione Sovietica.
Il tema della responsabilità diretta di Tito e del suo governo per le persecuzioni anti-italiane e i massacri delle foibe è stato affrontato da diversi storici italiani e – più recentemente – anche di altri Paesi.
A Tito vengono imputate le persecuzioni contro i cominformisti successive al conflitto sovietico-jugoslavo del 1948, con l’incarcerazione di centinaia di migliaia di jugoslavi sospetti e l’apertura di una serie di campi di concentramento o di lavoro ove trovarono la morte migliaia di jugoslavi, fra i quali particolarmente noto quello di Goli Otok.
Fermiamoci qui perché viste alcune notizie, prese da Wikipedia, ci indurrebbero a continuare, ma abbiamo appurato che di senza ragione ci sono e ci saranno sempre e ne è pieno il mondo da 3000 anni ad oggi. Li vogliamo però alcuni, i più recenti, ugualmente ricordare il giapponese Hideki, il cileno Pinochet, il tedesco Honecker, l’albanese Hoxha, lo spagnolo Franco, il rumeno Ceausescu, ad Haiti Duvalier, ma anche l’Africa non è immune con Mobutu, Gheddafi, oppure in Asia o medio oriente con l’iraniano Khomeini, o l’iracheno Saddam Hussein. Stop perché ci stiamo avvicinando…. ad oggi.

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