Il biturgense Mattia Venturi, trionfa a Trento grazie al suo film “Con le mie mani”.

“E’ stata una gioia indescrivibile”, ci dice il biturgense Mattia Venturi, fresco vincitore del premio cinematografico “Bim”, Istituito dai quattro Bim, ovvero i Bacini Imbriferi Montani della Provincia di Trento.
“Indescrivibile perché anche inaspettata. Mi spiego meglio, le nostre spese erano state molto low (basse) per cui non ci aspettavamo questo importante riconoscimento, ma le motivazioni della giuria ci lasciano veramente orgogliosi. Vorrei ringraziare chi ha collaborato con me, Flavio Nuccitelli, Lorenzo Romoli e Alessandro Garofalo>.
Il Premio cinematografico è stato assegnato al miglior film che documenti azioni di attenzione e tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, con particolare riferimento all’acqua.  Il film “Con le mie mani” di Mattia Venturi (Italia / 2020 / 69’), ha ricevuto il premio in occasione della proiezione al Cinema Nuovo Roma di Trento, con la seguente motivazione:
“Muovendo dai tragici avvenimenti della tempesta Vaia del 2018, affrontati con pudore e toccante rispetto, il racconto intessuto dal regista e dal cosceneggiatore si muove con semplicità, ma senza banalità, lungo una simbolica scalata alla vetta. I quattro protagonisti ci restituiscono il lato umano della montagna, declinando l’importanza di quest’ultima in percorsi personali variegati ed affascinanti. Su tutto emerge la necessità di partecipare attivamente all’esperienza sensoriale, come suggerito dal titolo, sia essa quella del brivido di una scalata ad una parete vergine, o la percezione della vita in luoghi impensati, o ancora la fisicità di un legno boschivo che si trasforma in arte, in musica, in emozione.

il secondo da sinistra, Mattia Venturi, vincitore a Trento

Il sentire di ciascun individuo partecipe al quadro generale, permettendo al film di affrontare riflessioni attuali come le conseguenze dei cambiamenti climatici e la riduzione delle fonti d’acqua d’alta quota. Ma sono prevalentemente le ricerche personali ad arricchire il quadro, ponendo interrogativi esistenziali sul senso dell’esperienza alpinistica, sulla difficoltà di coniugare i ritmi contemporanei con il naturale scorrere del tempo e sulla necessità di vivere la montagna in maggiore sintonia con la natura”.
Mattia Venturi, uno di quei giovani talenti che Sansepolcro riesce a sfornare è nato nella città pierfrancescana, nel 1990, laureato in Economia ha poi conseguito la Magistrale in Lettere Moderne. Da Sansepolcro a Torino dove vive dal 2013 e dove ha frequentato la scuola Holden dello scrittore Baricco, per il corso di cinema. Spesso a Sansepolcro per ritrovare la sua famiglia, il babbo Mario, la mamma Catia che gestiscono una nota lavanderia-tintoria in Via Aggiunti, e la sorella Caterina.
Nella logica di un approfondimento emozionale, impreziosita da frammenti di repertorio e mai forzata da un montaggio pulito e lineare, trova espressione la valutazione della giuria, volta a ricordare lo storico ruolo del BIM nel sostenere chi vive in montagna e in relazione alla montagna. Le storie raccolte in questo lavoro appaiono esemplari dell’incredibile varietà umana che muove dall’ambiente con particolare attenzione a chi ne sa esplorare con rispetto gli spazi, a chi dedica la sua esistenza a studiarne l’evoluzione per garantirne la tutela, a chi ne sfrutta sapientemente i doni, trasformandoli in ulteriore rinnovabile risorsa.

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